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Per intendere le sensazioni percepite nell'atto di dipingere e per meglio comprendere il rapporto che intercorre tra il mio intimo e la nascita dell'opera, ho tratto un pensiero dalle dichiarazioni di
Jackson Pollock , padre dell'Action Painting il quale descrive tali emozioni in un modo poetico, fotografando l'atto della nascita dell'opera in maniera superlativa.
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'......... La mia pittura non nasce sul cavalletto. Non tendo praticamente mai la tela prima di dipingerla. Preferisco fissarla non tesa sul muro o per terra. [.] Sul pavimento mi sento più a mio agio. Mi sento più vicino, più parte del quadro, perchè , in questo modo posso camminarci intorno, lavorare sui quattro lati, ed essere letteralmente nel quadro. [.]
Mi allontano sempre più dagli strumenti tradizionali del pittore come il cavalletto, la tavolozza, i pennelli ecc. Preferisco la stecca, la spatola il coltello e la pittura fluida che faccio sgocciolare, o un impasto grasso di sabbia, di vetro polverizzato e di altri materiali extra-pittorici.
Quando sono nel mio quadro, non sono cosciente di quello che faccio. Solo dopo una specie di "presa di coscienza" vedo ciò che ho fatto. Non ho paura di fare dei cambiamenti, di distruggere l'immagine, perchè un quadro ha una vita propria. Tento di lasciarla emergere." ....
(Jackson Pollock Dichiarazione del 1947-48. Scritti tratti da Lettere, riflessioni, testimonianze, pp.61,70 - ed. Se)
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Buona visione
Dino ventura
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